359 parole.

Rimane sola nella stanza più grande della casa, la stanza più grande che è anche la più fredda. Le persiane sono chiuse e l’unico rumore che il suo orecchio percepisce è il ticchettio calmo e lento dell’orologio da parete.

Sono le 3.32. Di nuovo.

Ogni tanto l’insonnia non è così negativa, dopotutto.

Il silenzio che la circonda la culla e allo stesso tempo sembra inghiottirla in pensieri tutt’altro che silenziosi. Graffiano le pareti della sua mente come gatti affamati dietro ad una porta chiusa.

Cerca di distrarsi, accende la televisione, passa da un canale all’altro ma non c’è niente di interessante. Allora meglio – dice a se stessa – così forse mi verrà sonno. Ma i suoi occhi sono fin troppo svegli per quell’orario, girano per la stanza quasi a cercare qualcosa in grado di divertirli, qualcosa che però non riescono a trovare.

Si butta sul divano, fingendo di sentirsi stanca, si concentra su quel tic tac tic tac che forse può venirle in aiuto, cerca di ipnotizzarsi da sola per cercare di dimenticare.

Ma non c’è niente che si possa fare. Al buio è anche peggio. Al buio di quegli occhi non si può stare, portano un dolore che non si può inghiottire.

Cerca di pensare a qualcosa di bello, a qualcosa di allegro, ma la mente è vuota, sente la testa leggera come un palloncino all’elio che se lo lasci andare anche solo un momento, vola via e dopo poco lo perdi di vista. Sente i pensieri fuggire via veloci come un treno in ritardo che vuole recuperare i minuti che ha perso correndo più veloce che può.

Prova a fare l’opposto, prova a dimenticare tutte le cose brutte, brutte nel senso che non le potrà più provare, brutte perché sa che continueranno ad essere belle, ma in sua assenza. Qualcun altro godrà delle cose per cui lei ha vissuto fino a quel momento, delle cose che la facevano respirare a pieni polmoni e sorridere senza un perché.

Una lacrima scende a rigarle il viso, una lacrima di ghiaccio, una lacrima che incide la pelle e le spacca il cuore a metà.

Cerca di dimenticare, di dimenticare, di dimenticare.

Deve dimenticare di essere morta.

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